mercoledì 1 febbraio 2017

Aqp non si può ripubblicizzare perché è troppo grosso. L'ultima del Presidente Emiliano.

Ma la LEGGE NON VA A PESO!

Ieri, 31 gennaio, una delegazione del Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e di “Acqua e Democrazia” si è recata a un’iniziativa sul tema "famiglia e legalità", con ospite Don Ciotti, organizzata al Redentore di Bari dai Salesiani. È stato chiesto molto educatamente agli organizzatori di poter porre a fine incontro una semplice domanda al Presidente Emiliano, presente tra i relatori, rispetto ai tempi previsti per la costituzione del tavolo tecnico per la ripubblicizzazione di Aqp votato all'unanimità dal Consiglio Regionale il 3 agosto scorso.

Nonostante lo stesso Don Ciotti nel proprio intervento, abbia parlato anche del diritto all'acqua pubblica, non ci è stato possibile porre la domanda pubblicamente.

Ed è un peccato, dato che non crediamo si possa parlare di legalità, se non si include nel pacchetto anche il rispetto dei diritti basilari, come quello all'acqua, specie in una Regione in cui si contano in media 5000 distacchi per morosità all'anno.

Ad ogni modo, abbiamo raggiunto il Presidente Emiliano a sala ormai semi-vuota, per chiedergli personalmente del tavolo tecnico.

Le risposte, surreali, sono state, in ordine sparso:

"E pure se facciamo il tavolo tecnico, che ci dobbiamo dire?"

"Aqp non si può ripubblicizzare perché è troppo grosso"

Non sappiamo la raffinata analisi secondo cui le cose "troppo grosse" non possano essere pubbliche su quale manuale di diritto sia reperibile, ma ricordiamo che 7 anni fa venne depositata una proposta di legge che, al netto di alcuni successivi emendamenti voluti dal PD e puntualmente bocciati dalla Corte Cosituzione, potrebbe ripubblicizzare Aqp SpA, l'acquedotto più grande d'Europa.

E per questo continueremo a batterci. Acqua è democrazia. 

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

mercoledì 25 gennaio 2017

29/01/17 ASSEMBLEA PUBBLICA: nel 2018 AQP potrebbe andare ai privati

Il futuro del nostro acquedotto è più che mai buio: nel 2018, allo stato dei fatti, scadrà la gestione di Aqp Spa, e vi sarà una gara d'appalto, che ne sancirà la definitiva privatizzazione.
Abbiamo poco tempo per scongiurare questa tragedia. Da mesi chiediamo alla Regione Puglia di dare seguito al voto unanime del Consiglio Regionale (3 agosto 2016), ed avviare un tavolo tecnico per la ripubblicizzazione di Aqp, aperto a movimenti e cittadinanza. Fino ad oggi però tale rivendicazione è rimasta inascoltata. Nel frattempo il presidente Emiliano ha rilasciato dichiarazioni preoccupanti che lasciano intendere una volontà politica certamente non collimante con le nostre richieste, e soprattutto, col il voto dei Pugliesi al referendum del 2011.

Non vogliamo un acquedotto pugliese che sia una holding, una multiutility, e nemmeno una società per azioni. Vogliamo invece, un acquedotto pubblico e partecipato.

Per questo, convochiamo un'assemblea aperta a quanti condividono questa prospettiva: condividiamo idee e proposte!

Ci vediamo domenica 29 gennaio alle 16.30, presso lo spazio di mutuo soccorso Bread & Roses, a Bari in via Amendola 189/A.

venerdì 20 gennaio 2017

AQP: basta mistificazioni!

Siamo indignati. Tavolo tecnico subito


Siamo rimasti profondamente indignati dalle recenti parole del Presidente Emiliano all'ultimo Consiglio Regionale, riportate dalla stampa “Aqp va ai Comuni così non diranno che voglio svendere ai privati”.
In primis perché il Presidente Emiliano cerca – seppur fra le righe - di attribuire al Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” le origini di una SUA scelta che, invece, va nel senso opposto rispetto alle richieste del Comitato e della maggioranza dei Pugliesi che, nel referendum 2011, si sono espressi per abrogare l’obbligo di gestione attraverso società di diritto privato, a scopo di lucro, qual è, per l’appunto, AQP SpA.
In secondo luogo perché cedere le azioni di Aqp ai Comuni, non solo non cambierebbe nulla dal punto di vista della forma giuridica, che rimarrebbe privatistica ma, anzi, faciliterebbe una potenziale accelerazione di un processo di privatizzazione definitiva, dal momento che sarebbe più facile la compravendita di azioni di Aqp dai Comuni-azionisti, che magari, strozzati dal Patto di Stabilità e impossibilitati a fornire i servizi più basilari ai propri cittadini, sarebbero costretti a venderle per un po' di “ossigeno” sul piano economico. E in questo senso, ogni patto parasociale inteso a vietare la compravendita di azioni a privati sarebbe nullo (fatto confermato da illustri giuristi come il prof. Alberto Lucarelli).
Inoltre, c'è un altro aspetto piuttosto deludente: la sensazione è che cedere oggi le azioni di Aqp ai Comuni, sia un buon modo da parte del Presidente Emiliano e dell’amministrazione regionale per lavarsi le mani rispetto alla scadenza dell'attuale gestione di Aqp nel 2018, passando la patata bollente ad altri (i Comuni).
L’AQP SpA non è una “azienda pubblica” come continua a dichiarare il Presidente ai giornalisti. Come sa bene ogni studente di diritto oltre che ogni cittadino che abbia aperto il codice civile, AQP è una società per azioni che, in quanto tale (e a prescindere dal fatto che sia a capitale pubblico), ha come scopo il conseguimento dell’utile senza alcun meccanismo di partecipazione alla gestione da parte della cittadinanza.
Pertanto, tali dichiarazioni potrebbero indurre a pensare che in Regione Puglia si abbiano le idee confuse o che, piuttosto, si voglia confonderle agli altri! “Confusione” che, probabilmente non per caso, agevola le manovre di “investitori” privati per impossessarsi del nostro Acquedotto e così rubarci la nostraacquaL’AQP deve invece restare nostro, gestito da noibene comune al servizio di tutti gli abitanti della Puglia.
Pertanto,
-          torniamo a chiedere con determinazione l’istituzione del tavolo tecnico per la ripubblicizzazione di Aqp (così come approvato all'unanimità dal Consiglio Regionale del 3 agosto scorso) entro il mese di gennaio (così come assicurato nel Consiglio regionale di dicembre)
-          torniamo a convocare tutti i cittadini per un’ASSEMBLEA aperta domenica 29 gennaio alle ore 16.30 presso “Bread and Roses” (Via Amendola, 189/A).
Un governo per dirsi democratico non può ignorare le istanze dei cittadini che esigono il rispetto del loro diritto all’accesso all’acqua, bene comune, né, tanto meno, gli impegni presi
Oggi, più che mai, Si scrive ACQUA e si legge e DEMOCRAZIA
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

martedì 10 gennaio 2017

Tante parole e pochi fatti! AQP: Emiliano come Vendola

Acquedotto pugliese: Emiliano come Vendola
Tante parole e pochi fatti

«Nel nostro programma di Governo la privatizzazione dell’Acquedotto pugliese è esclusa, non è possibile, non ci sarà mai, almeno fino a quando io sarò Presidente della Regione» ha dichiarato qualche giorno fa il Presidente Emiliano in Consiglio regionale. La stessa affermazione che fece Vendola a più riprese durante le passate legislazioni!
E se è vero che le azioni di AQP SpA non sono state vendute a privati è anche vero che il governo Vendola non ha fatto l’unica cosa che avrebbe dovuto fare per mettere al riparo l’Acquedotto da una possibilità del genere, ovvero ripubblicizzarlo, cioè trasformarlo in Azienda speciale di Diritto Pubblico, sull'esempio dell’Azienda speciale “Acqua Bene Comune” di Napoli.

A tale proposito, ricordiamo al Presidente che in data 3 agosto 2016, il Consiglio Regionale Pugliese ha votato una mozione presentata dal M5S che ha fatto propria la nostra richiesta di istituzione di un tavolo tecnico paritario fra Regione e Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” per la ripubblicizzazione di Aqp SpA (ultimamente, il Presidente Emiliano sembra si sia impegnato a convocare il tavolo per il mese di gennaio).
Ma intanto il Presidente Emiliano cosa fa? Va nella direzione opposta con la proposta di trasformazione dell’Acquedotto in una multiutility, per arrivare a trasformare Aqp SpA in una vera e propria holding che diverrebbe l’unico gestore del Sud, inglobando tutti gli altri acquedotti!  
«Stiamo andando ad una gestione puramente manageriale, che probabilmente ci porterà anche alla fine a risparmiare dei soldi» anche ciò è simile a quanto sostenne Vendola al momento della nomina dell’Ing. Monteforte (fino ad oggi non è stato possibile visionare il puano industriale di Aqp). E a distanza di qualche anno abbiamo visto come è andata in termini di assenza di trasparenza, mancanza di applicazione dell’esito referendario, violazione del diritto umano all’acqua potabile, … infine l’ingegnere è finito indagato per reati ambientali e, più recentemente, per truffa e peculato (ovviamente sempre nell’esercizio delle sue funzioni di amministratore unico AQP)!
La storia dimostra – a tutti i livelli - che i manager (o i cosiddetti tecnici) non è detto che siano più onesti dei politici, ancor meno che siano interessati a indirizzare l’attività economica a fini sociali, come prescrivono gli art. 41 e 43 della Costituzione e la volontà espressa da 27 milioni di cittadini nel referendum del 12 e 13 Giugno 2011. Ancora una volta si cerca di sviare l’attenzione dal nodo della questione: il rispetto della volontà dei cittadini pugliesi e la ripubblicizzazione di AQP SpA.

L’istituzione immediata del tavolo tecnico per la ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese è condizione ineludibile per scongiurare la privatizzazione di AQP SpA!
Tutto il resto sono chiacchiere!

mercoledì 30 novembre 2016

VOTIAMO NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE!

IL 4 DICEMBRE
VOTIAMO NO
ALLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE
ATTUATA DA RENZI-VERDINI-ALFANO E DAI GRUPPI DI POTERE

I singoli, i gruppi, le associazioni che si riconoscono nel Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”, che ne condividono le istanze per una gestione pubblica e partecipata del bene comune acqua, esprimono il loro chiaro DISSENSO alla cosiddetta riforma costituzionale sottoposta al referendum del 4 dicembre.
Diciamo NO perché un Parlamento dimezzato è più efficiente solo nel rispondere ai gruppi di potere, attivi prontamente, per esempio, nel cancellare più rapidamente gli esiti del referendum del 12 e 13 giugno che si era espresso a favore dell'acqua pubblica senza se e senza s.p.a.
Diciamo NO perché la riduzione del numero dei parlamentari riduce la rappresentanza, la discussione senza che sia prevista un’ulteriore modalità di partecipazione dei cittadini alle scelte.  
Diciamo NO perché la modifica del titolo V, del riparto delle competenze tra Stato e Regioni, è poco chiara e quindi fonte di nuovi conflitti di competenza. Anzi, tale modifica consente alla maggioranza di turno di annullare la partecipazione e le istanze dei territori semplicemente invocando “l'interesse nazionale” e svuotando, così, le Regioni di ogni possibilità di decisioni autonome che dovessero risultare divergenti dal cosiddetto “interesse nazionale” del governo centrale, un interesse che oltretutto coinciderebbe con quello del partito di maggioranza.
Già il Decreto Sblocca Italia, che mirava a tacitare i territori imponendo opere in nome dell’ “interesse economico nazionale”, è stato dichiarato incostituzionale proprio in virtù del mancato coinvolgimento delle Regioni (sentenza n. 7 del 2016). Adesso ci riprovano.
La cosiddetta riforma costituzionale centralizza le decisioni, rafforzando il governo in un contesto politico in cui le scelte della maggioranza vanno in direzione di una concentrazione di potere (e di profitti) nelle mani di pochi, come accade nei casi degli inceneritori cancerogeni (che ammazzano l’ambiente e la salute delle persone), delle linee di alta velocità come la TAV (in un paese dove ai pendolari capita di morire per “binario unico”), delle privatizzazioni  dei beni comunicome quelle prospettate da anni per il servizio idrico integrato (che violano il diritto umano all’acqua potabile), eccetera.
Con “l’alibi” truffaldino della “governabilità” e dell’efficienza, diventerebbe ancora più difficoltoso, per i cittadini e le comunità locali, far sentire la propria voce, essendo sminuita la competenza degli enti più vicini alle comunità dei cittadini.
Sia ben chiaro, comunque, che il nostro NO non vuole conservare lo status quo ma vuole aprire una stagione di ATTUAZIONE della Costituzione che veda riconosciuti e tutelati i BENI COMUNI, attraverso la più ampia partecipazione della cittadinanza in tutte le sedi istituzionali.
Democrazia non è soltanto esprimere un voto ma un percorso, un processo in cui le istanze dei cittadini, singoli o associati, dei territori, piccoli o grandi, trovano adeguato spazio ed effettive risposte. Queste esigenze sono mortificate dalla cosiddetta riforma costituzionale di Renzi-Verdini-Alfano che mira, invece, a comprimere ed eliminare gli spazi della democrazia.
Per questi motivi, convinti che la qualificazione dell’acqua come bene comune implichi anche la più ampia partecipazione e condivisione nella gestione e che tale risultato sia sicuramente ostacolato dalla riforma costituzionale,
il 4 dicembre voteremo NO
alla cosiddetta riforma della Nostra Carta Costituzionale
perché riduce a brandelli i beni comuni ed è contraria al bene comune
E invitiamo tutti i cittadini a fare altrettanto.

lunedì 7 novembre 2016

Emiliano vuole privatizzare Aqp? SI FERMI!


IN NOME DELLA DEMOCRAZIA E DELLA SOVRANITA’ POPOLARE

Il futuro di Acquedotto Pugliese è più che mai opaco, con presagi di privatizzazione dello stesso. Avevamo già espresso, lo scorso agosto, la nostra contrarietà alla nascita della nuova Agenzia regionale unica per l’affidamento della gestione dei rifiuti (condividendo le preoccupazioni della Rete Rifiuti Zero) perché contrari alla centralizzazione del potere decisionale su inceneritori e discariche e alla trasformazione del nostro Acquedotto in multiutility. A questo abbiamo aggiunto la proposta di percorsi concreti che avrebbero potuto indirizzare la Regione Puglia in una direzione diametralmente opposta, rispettosa del volere popolare.

Tuttavia, a confermare, e per giunta ad aggravare, le inquietanti ipotesi citate, è stato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 27 Ottobre scorso che fa luce sul progetto della Regione Puglia, in accordo con il Governo Renzi e la sua politica di privatizzazioni e accentramento del potere al servizio delle potenti lobby industriali e finanziari, di trasformare Aqp SpA in una vera e propria holding che diverrebbe l’unico gestore del Sud, inglobando tutti gli altri acquedotti.   

Consideriamo inaccettabile la spregiudicatezza di tale strategia che, in totale spregio della volontà dei Pugliesi chiaramente espressosi appena 5 anni fa, si accompagna alla VIOLAZIONE del Diritto Umano all’Acqua potabile con la sospensione del servizio idrico, proprio in questi giorni, in alcune case popolari di Lecce e Provincia, senza alcun riguardo neanche per le esigenze di bambini, anziani e disabili!!!!

In più, ricordiamo che, in data 3 agosto 2016, il Consiglio Regionale Pugliese ha votato una mozione del presentata dal Movimento 5 Stelle di istituzione di un tavolo tecnico paritario fra Regione e Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” volto alla ripubblicizzazione di Aqp SpA. Quindi, il percorso di privatizzazione che la Regione sta imboccando, non è solo in contrasto con l’esito di un referendum popolare, ma anche con l’indirizzo indicato dal Consiglio Regionale democraticamente eletto. 

A questo punto, ci chiediamo se il Presidente Michele Emiliano che ha sposato la causa del referendum del 17 Aprile scorso contro le trivellazioni in mare, o che oggi si dichiara giustamente contro la riforma costituzionale in quanto, fra le altre cose, esautora le Regioni del proprio potere decisionale rispetto a politiche ambientali, energetiche e sulla gestione dei beni comuni, sia lo stesso Presidente che calpesta il Referendum sull’acqua pubblica, in piena linea con il Governo Renzi. 

Come può il Presidente Emiliano chiedere poteri decisionali per la Regione esprimendosi giustamente per il NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE e contemporaneamente ignorare la volontà dei cittadini pugliesi espressa nel referendum del 2011? 

IN NOME DELLA DEMOCRAZIA (= GOVERNO DEL POPOLO)
E DELLA SOVRANITA’ POPOLARE (UNICA fonte di LEGITTIMAZIONE DEL POTERE)
su cui si FONDA la NOSTRA COSTITUZIONE
voluta dalle MADRI e dai PADRI COSTITUTENTI
E CHE ONEREREMO E DIFENDEREMO IL 4 DICEMBRE VOTANDO NO AL SUO STRAVOLGIMENTO

C H I E D I A M O
al Presidente Michele Emiliano, al Governo e a tutti i Consiglieri regionali
- di FERMARE IL PROCESSO DI PRIVATIZZAZONE dell’Acquedotto pugliese in atto
- di dare seguito alla mozione votata dal Consiglio Regionale, istituendo il TAVOLO TECNICO PARITARIO PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DI AQP SPA
Coinvolgeremo la cittadinanza, e faremo rete con gli altri movimenti per l’acqua pubblica meridionali, pur di far sì che i nostri diritti vengano rispettati.
Perché, oggi come ieri,
SI SCRIVE “ACQUA”, SI LEGGE “DEMOCRAZIA”.

giovedì 14 luglio 2016

Cosa succede all'Acquedotto pugliese?

Riportiamo di seguito l'articolo di Riccardo Petrella sulla questione pugliese (l'originale a questo link) e una nuova "interrogazione" a Michele Emiliano. Questa volta il Presidente della Puglia risponderà?

Intanto la mobilitazione continua e domani, 15 luglio, Assemblea pubblica aperta a Lecce (la convoocazione e tutti i dettagli su www.lacquanonsivende.blogspot.com)

Cosa succede all'Acquedotto pugliese? 
di Riccardo Petrella

Il 30 marzo scorso inviai al presidente Emiliano una lettera aperta “Bravo, Presidente”. Meritava il “Bravo” perché le sue dichiarazioni furono di grande rilievo e chiarezza., esprimendo totale adesione ai quattro principi chiave di una visione politica pubblica dell’acqua.

L’acqua deve essere considerata un bene comune pubblico.
Il servizio idrico (è) privo di rilevanza economica. E’ un obbligo per lo Stato e la collettività in quanto essenziale per la concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari.
Il servizio idrico deve essere gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo. 4)La politica deve riacquistare la sovranità del governo dell’acqua.
Da alcune settimane, la stampa pugliese ha reso noto che il governo regionale sta lavorando su una nuova legge regionale sull’acqua centrata sulla trasformazione dell’Acquedotto Pugliese (Aqp) in una impresa multi-utility (cioè con l’ampliamento dell’oggetto sociale dell’Aqp a gas, energia e smaltimento dei rifiuti) a capitale misto, quotata in borsa. La stampa segnala anche che, a tal fine, sarebbe stato affidato alla società Bains&Company un incarico di «consulenza strategica volta all’espansione delle attività di Aqp» e alla «verifica della forma societaria più idonea» a tale espansione (costo dell’incarico130.000 euro). Il rapporto di consulenza dovrebbe essere consegnato alla Regione il 30 luglio..

Se queste informazioni fossero corrette, si tratterebbe di una legge basata su principi totalmente contrari alle citate dichiarazioni del presidente della Regione. Malgrado un pubblico sollecito da parte dei rappresentanti del Comitato pugliese “Acqua bene Comune” di dare trasparenza sullo stato delle cose, il presidente Emiliano è rimasto finora in silenzio. Nessuna smentita o conferma. Sembrerebbe che egli aspetti per pronunciarsi di prendere visione del rapporto della Bain & Company. il 30 luglio.

E’ vero o falso che la legge in preparazione dal governo regionale mira a trasformare l’Aqp in una impresa multi-utility con capitale aperto ai privati , quotata in borsa? Qual è il mandato preciso assegnato alla “consulenza strategica” domandata alla filiale italiana della Bain&Company? Questa impresa americana globale è la terza più importante impresa mondiale di consulenza strategica e di gestione nel campo del business. Perché è stata consultata la filiale italiana di un’impresa privata globale americana nel mentre si mantengono deliberatamente all’oscuro di quel che è in pentola i cittadini pugliesi (associazioni, movimenti, organizzazioni …) attivi in difesa dell’acqua bene comune, del diritto all’acqua?

Il presidente della Regione sa senza dubbio che la trasformazione nel corso degli ultimi venti anni delle imprese “ex” municipalizzate in imprese multiutility (multiservizio, in italiano) è avvenuta all’insegna dei processi di liberalizzazione dei “mercati” dei servizi pubblici e della privatizzazione delle aziende. E, di fatto, anche se i francesi continuano a parlare, mistificando la realtà, di “servizi pubblici affidati ad imprese private “; la stragrande maggioranza delle grandi imprese multliservizio in Francia, in Gran Bretagna, in Germania ed in Italia sono delle imprese private persino quotate in borsa. Ora, laddove un’impresa entra in borsa significa che la sua strategia non è più libera, autonoma. Non conoscono alcun diritto se il cittadino non paga il prezzo dei servizi ricevuti. E’ questo che desidera proporre anche il presidente della regione Puglia per l’acqua, l’energia, i rifiuti in Puglia?

Mi auguro che nei prossimi giorni, il presidente Emiliano romperà il silenzio, eliminerà i dubbi e porterà chiarezza in coerenza con le sue dichiarazioni del 25 marzo. Come cittadino e anche in quanto ex-presidente dell’Aqp, sono convinto che occorre aver fiducia nei rappresentati eletti, ma con vigilanza e responsabilità.